La giustizia è guarire le situazioni, non colpire qualcuno che già sta nella sofferenza!

“La giustizia è guarire le situazioni, non colpire qualcuno che già sta nella sofferenza! Immaginate: “ai divorziati, ai separati… gliela diamo o non gliela diamo la comunione?” E giù convegni, sinodi, congressi… Una separazione, un divorzio, sono una sofferenza immensa! E allora giustizia vuole che quando qualcuno sta nella sofferenza, tu lo abbracci ancora di più. Lo accogli….Gliene dai due ci comunioni, non una! Quella è la nostra mentalità violenta che va a cercare la colpa, col giudizio, che vuole punire… e questa che chiamiamo giustizia, in realtà è vendetta.”

 

CULTURA DEL DONO E ETICA DEL BENE COMUNE

Intervento di Roberto Mancini al Festival della Dignità Umana, Arona, 27/10/2017

Trascrizione a cura di Michael Schötensack

 

Grazie dell’invito, dell’accoglienza piena di amicizia.

Ecco io dichiaro un po’ lo scopo di quest’introduzione, introduzione a un dialogo come diceva bene adesso Giannino, non seguiremo poi lo schema domanda e risposta, io non ho tutte le risposte, voi solo domande ma sarebbe bello mettere in comune dei contributi, no, delle esperienze, riflessioni di vita. Quindi ognuno di noi è relatore, ognuno di noi è ascoltatore ecco, non è uno schema rigido.

– Ecco, lo scopo che mi propongo non è quello di una apologia del
. Quella, come voi sapete, ci lascia indifferenti. Ci lascia alla fine nelle stesse

logiche in cui siamo.

E’ facile insomma parlare bene del dono, suona bene come parola, ci ricorda insomma la gratuità, la generosità, chi vorrebbe parlarne male? Poi però viviamo secondo un’altra logica.

Allora è molto più interessante, più che fare un’apologia del dono, arrivare a chiarire qual è il significato di questo termine, capendo però dove siamo noi. Cioè una

riflessione concreta sul tema non è mai attenta soltanto a quel tema, se vuole essere concreta, onesta, ma è attenta al rapporto che io intrattengo con la cosa su 000:02:18 – cui rifletto. Cioè mentre io penso, dove tengo i piedi? In che modo vivo? A partire da quale posizione? Se no le cose che diciamo sono astratte. Notate qual è – la deriva in cui spesso ci troviamo, no, ecco, di

, sì, li conosciamo, li abbiamo sentiti, fin dal catechismo quand’eravamo piccoli, però li teniamo a distanza, ci guardiamo bene, ci difendiamo dai significati migliori della

vita, perché noi intanto siamo abituati a vivere secondo una logica diversa. E allora, anziché mettere in discussione – questo è più difficile – il nostro modo di vivere, le nostre certezze, magari brutte, magari mediocri, ma certezze: quelle ce le teniamo strette; dei significati migliori diciamo: “sì sì, belli, però impossibili!” e con quel “però” li liquidiamo. […]

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