Il termine silenzio è legato al concetto di calma, serenità, spazio, tempo, respiro, solitudine

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(ESTRATTO)
IL SILENZIO

Il termine silenzio è legato al concetto di calma, serenità, spazio, tempo, respiro, solitudine.
Nella società occidentale, il silenzio ha un valore negativo, è vuoto.
Per l’uomo occidentale equivale ad una interruzione della comunicazione; quando l’uomo si considera il centro dell’ Universo , il silenzio può essere considerato soltanto in termini approssimativi e mai in termini assoluti. Cage afferma che il silenzio non esiste e che c’è sempre qualcosa che produce suono , forse, il semplice ricordo d un suono sentito un po’ di tempo fa.
Il silenzio e‘ anch’esso suono; proprio come l’uomo aspira alla perfezione, così tutti i suoni tendono al silenzio, alla vita eterna della “Musica delle sfere”.
“ Per il musicista il silenzio è attesa, desiderio per la sonorità che sta per arrivare, proiezione verso l’evento musicale. Ogni frase detta, declamata, sussurrata, urlata sulla scena è preceduta dal silenzio la cui durata non può essere, volta per volta, né più lunga , né più breve.
Se ci soffermiamo a pensare, ci rendiamo conto che nei momenti della nostra vita nei quali siamo presi da fortissime emozioni, non parliamo.
Il silenzio è più eloquente di ogni parola”.
(G. Cremaschi Trovesi, Musicoterapia , arte della comunicazione.1996, ED .Scientifiche Magi)

La percezione del silenzio è anche visualizzazione di immagini in modo sinestesico, ricordi che trovano, finalmente, il tempo di rendersi evidenti alla persona stessa; il silenzio è pausa, o meglio, riappropriazione della propria pausa nell ‘Universo Sonoro-Ritmico di vita, ma se questa pausa è troppo lunga( ha cioè un tempo non corrispondente con la nostra pausa) il silenzio può diventare solitudine, iso-la-me-nto( come dire: “ il mio ISO è là da te)ma il silenzio è, in senso educativo, preventivo e terapeuticamente parlando, soprattutto, la possibilità di esperire la propria capacità di ascoltare l’altro diverso dal Sé, ascolto dell’altro nella sua inte-nsa comunicazione non verbale, pertanto attenzione alla sua : postura, tonicità muscolare, gestualità, direzione dello sguardo, e , quindi l’ascolto, così inteso ed intenso, è percezione del ritmo e della melodia interna dell’altro corpo-strumento musicale, ovvero dell’altra persona.
“ Il suono del Silenzio nell’orecchio sbigottito” ( Edgar Allan Poe, Al Aaraaf).

 

CAPITOLO SECONDO.
IL RITMO: regolatore della vita.
Il ritmo, dal greco rhytmos, sta a significare: movimento cadenzato, è un flusso o un movimento che s caratterizza per l’alternarsi di un battito o accento regolare con momenti di pausa.
Il ritmo è “ il primo movens, l’elemento universale che regola ed ordina il macrocosmo ed il microcosmo; eso agisce sull’organismo ad un livello primitivo ed è assorbito in modo fisico”.
( E.H.Boxill, La Muscoterapia per bambini disabili, 1991, Ed.Omega).
Il corpo si uniforma al ritmo che sta ascoltato, nonostante la persona non presti attenzione al ballo o ad un concerto e indirizzi altrove il proprio interesse.
E’ da considerare la connessione oggettiva tra i ritmi dei suoni ed i ritmi biologici dell’uomo; ogni individuo vive, infatti, con un ritmo personale strettamente legato alla sua vita psichica, alle proprie condizioni fisiche, all’ambiente in cui vive e cresce.


Esiste, d’altra parte, un rapporto tra acustica, sistema nervoso e struttura musicale; Dalcroze sostenne infatti che la via migliore, attraverso la quale il ritmo può esprimersi, è il “nostro corpo” che deve diventare uno strumento in grado di esprimere ed interpretare il ritmo attraverso il movimento.
Il concetto di ritmo non deriva da qualche esperienza della natura, bensì dalla organizzazione del movimento umano. Per ritmi è necessario contemporaneamente vagliare ciò che gli uomini possono fare, sia determinare le possibilità ed i limiti della loro percezione; questa armonia crea l’originalità del ritmo ed essa è ritmica osservabile nell’uomo, consista nel dondolare la testa, oppure il tronco, o il corpo. Il ritmo è combinazione di durate e la linea è melodia che su di essa si sviluppa; per sua natura il ritmo è legato alla terra e trova il suo mezzo naturale nel movimento delle gambe e dei piedi, il ritmo è il moto pulsatile e, per questo motivo, è collegata a tutti gli altri fenomeni d scarica energetica: la metà superiore del corpo segue la melodia( bramosia), la metà inferiore del corpo il ritmo( scarica).” Nel grembo materno si stabilizza la regolarità sincrona feto-madre; è lo sviluppo della vita, la sicurezza vitale, in assommazione energetica : sincronia, sintonia, sinfonia; per questo nella esperienza post-natale quotidiana del ritmo è centrale e primario il fattore pulsazione: perché questa è incentivazione( ac-centuazione, accento)vitale, carica di energia vitale.
L’incentivazione vitale della pulsazione regolare presenta due effetti o modalità:
la sicurezza, quando si stabilizza la regolarità sincronica che, nel vissuto emotonico fonico primario sono e danno benessere, dialogo; il ritorno-ritornello è ritrovamento, conferma.
Al contrario, contrattempi, sincopi e aritmie sono e danno malessere.
La seconda modalità è: la sommazione energetica, il rinforzo, il potenziamento di sé; nella vita perinatale questo avviene nell’allattamento che è il primo Dialogo Sonoro, poi avrà infinite manifestazioni, in particolare nei ritmi di gioco e di lavoro”.

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Anna Marchesani 

annamarchesani@hotmail.it

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